La speranza equivale alla rassegnazione. E vivere non è rassegnarsi.

Gaza Youth Breaks Out. Il secondo Manifesto

Posted: luglio 17th, 2013 | Author: | Filed under: Documenti, General | Tags: , , , , , | No Comments »

[Cito sempre (anche se sempre non è mai abbastanza) Stéphane Hessel e il suo Indignatevi (se non l’avete ancora letto, è tempo di farlo), nel quale l’autore esorta i lettori all’indignazione per la situazione odierna della Palestina. Ho sempre pensato che il destinatario di questo appello fosse l’occidentale medio, più o meno ignorante della questione. Leggendo il secondo manifesto di Gaza Youth Breaks Out, la prospettiva si ribalta, diventa una focalizzazione interna. L’indignazione dura e pura è quella dei palestinesi nei confronti dei palestinesi: il manifesto è una voce che denuncia la divisione e la corruzione tra le varie fazioni palestinesi, una voce che si articola nelle parole chiave di libertà, verità, unità. Poiché solo nell’unità risiede la forza dei Palestinesi, dal momento che Israele tenta ogni via per ottenere l’effetto contrario. Poiché solo verità e chiarezza sono i mezzi per ottenerla. Libertà poiché “vogliamo essere liberi. Vogliamo poter vivere una vita normale. Vogliamo pace”.]

Gaza Youth al pianeta Terra! C’è qualcuno lì fuori?                       “Gaza che??”

Il nostro primo Manifesto sembra aver causato qualcosa di più grande di quello che ci aspettavamo: molti ci hanno sostenuto, molti si sono posti nettamente contro di noi, e molto pochi sono rimasti indifferenti. Tutti avevano un’opinione, ma raramente ci si ascoltava,  e in questa gran confusione la nostra voce è rimasta inascoltata.

Secolari, Islamofobi, Portatori di Divisione, Cospiratori, Immaginosi (?): siamo stati chiamati in tanti modi che abbiamo smesso di contarli e abbiamo cominciato a piangere. Sia i nostri sostenitori sia quelli che volevano abbatterci sembrano essersi fermati a UNA cosa del nostro manifesto: “Fanculo Israele. Fanculo Hamas. Fanculo Fatah. Fanculo ONU. Fanculo UNRWA. Fanculo USA!”. E non importa quello che abbiamo cercato di spiegare sulla nostra pagina Facebook, inutilmente.

Ma riguardo al resto? Chiariamo le cose, a partire dai movimenti palestinesi. Siamo stati duri, è vero. Eravamo arrabbiati, e lo siamo ancora. L’ordine in cui abbiamo elencato i ‘partiti’ non era volontario, e siamo consci che questo ha portato una certa confusione nelle menti della gente. In ogni caso, a coloro che ci accusano – per aver denunciato la corruzione dei nostri vertici politici – di aver insultato, oltre alle migliaia di persone che hanno votato Hamas nel 2006 (tra le quali noi), la memoria dei martiri appartenenti ai vari gruppi di Resistenza di fazioni diverse che hanno versato il loro sangue in varie occasioni, a partire dall’operazione Piombo Fuso, vogliamo rispondere chiedendo di non insultare il diritto del popolo palestinese di criticare i suoi politici.

Piombo Fuso non fu una guerra. Fu un massacro, una strage, tutto meno che una guerra. E durante questo massacro anche noi, abitanti di Gaza, abbiamo pagato con il nostro sangue. Ogni singolo palestinese ha sacrificato qualcosa, qualcuno, la guerra ha toccato tutti, dai più giovani ai più vecchi, non solo la Resistenza. Le bombe non fanno distinzioni. Non abbiamo mai inteso rifiutare la Resistenza, lo ripeteremo di nuovo; non rinnegheremo MAI quelli che lottano per noi, per la nostra Palestina, e certo questo NON era quello che abbiamo detto nel nostro precedente manifesto.

Si, abbiamo votato per il governo di Hamas. Lo abbiamo fatto tutti. Eravamo stanchi della corruzione di Fatah, volevamo un cambiamento e speravamo che Hamas sarebbe stato quel cambiamento. È PRECISAMENTE questo che ci dà diritto di urlargli contro la nostra rabbia, perché sono responsabili di noi, del nostro benessere e della nostra sicurezza. Nella West Bank Fatah arresta i membri di Hamas, a Gaza Hamas arresta i membri di Fatah, mentre ovunque in Palestina si possono trovare famiglie in cui i membri di fazioni diverse vivono uniti. Sì, denunciamo i politici – notate la parola: POLITICI – perchè il loro odio reciproco li ha divisi persino durante le commemorazioni del primo anniversario di Piombo Fuso, mentre una folla di palestinesi di tutte le fazioni è rimasta unita dal martirio, dalla pena e dall’amore per la Palestina.

Che voi vogliate o meno ammetterlo, che voi lo crediate o no, la corruzione esiste, ed è nostro diritto di palestinesi denunciarla, perché siamo stanchi. Il cambiamento interno non si basa soltanto su parametri interni. Il cambiamento arriverà solo se le persone fuori realizzeranno che è necessario tenere in considerazione il fatto che la corruzione esista, e che bisogna fermarla per tornare all’unità. E allora, se dobbiamo urlare al mondo per essere ascoltati dai nostri leader politici, perchè si occupino per noi di tenerci uniti, lo faremo migliaia di volte.

Non è di nessun aiuto chiederci di restare zitti davanti alle questioni politiche. Siamo accusati di incoraggiare la divisione perchè osiamo mettere in luce la debolezza dei nostri politici. Nessuno, tranne quelli che si trovano DENTRO, sa davvero come sia la vita in Palestina proprio a causa di queste divisioni. Tentare di metterci a tacere dicendo non criticate, mantenete le vostre divisioni ‘segrete’ e discrete è quanto di più dannoso! Semplicemente, conferma ai nostri politici che possono continuare a fare quello che fanno, che saranno supportati da persone che non conoscono la teoria che soggiace ai loro programmi politici. In altre parole, criticare i leader di Hamas – ma ALLO STESSO MODO i vertici delle altre fazioni – è un modo per noi di dire “se continuate in questa direzione, otterrete solamente divisione, che è quello che Israele vuole”. Dovremmo ricordare loro i nostri martiri e i nostri imprigionati, i nostri anziani, coloro che hanno fatto nascere e costruito questi movimenti. Dovremmo ricordare loro che Sheikh Yasin, Marwan Barghouti e tutti gli altri si meritano meglio di questo. Chi è nella miglior posizione per una simile onesta presa di posizione, se non i loro stessi figli?

Un’altra domanda è stata sollevata riguardo al nostro anonimato. Possiamo capirlo. Ciò che non capiamo è perchè, piuttosto che venire ascoltati nel nostro appello per la pazienza e il tempo, ci siamo visti presi immediatamente in una caccia alle streghe, tanto ridicola quanto affascinante per i deboli elementi usati per farci cadere. Un esempio?

“La base fondamentale di questo gruppo [Lo Sharek Youth Forum] è stata fondata dal National Endowment for Democracy degli USA (che ha fatto parecchio per rovesciare la democrazia in molti paesi). Allen Weinstein (uno dei fondatori del NED) ha dichiarato “molto di quello che noi del NED facciamo oggi era fatto sotterraneamente dalla CIA 25 anni fa”. Suona bene a qualcuno?”

Sul serio?! Perché avevamo accennato al fatto che la chiusura del forum – che era uno degli unici centri per i giovani rimasti a Gaza, uno degli unici posti dove i giovani potevano incontrarsi, imparare lingue straniere, usare internet, e godere di cose che non avevano a casa per sfuggire alla routine fatale di Gaza –  sia stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso per molti ragazzi che non avevano un altro posto dove andare, per questo la gente ha dato per assunto che la nostra “base” sia stata fondata dalla CIA? Altre persone sostengono sia più sospetto che il nostro manifesto abbia creato questo gran scalpore aprendosi ai giornali occidentali. Dov’è il ‘principio di presunzione di innocenza’? Pare che siamo le prime vittime del nostro successo.

Esistiamo, e se non vogliamo rivelare la nostra identità per ora – per ragioni di sicurezza – è un nostro diritto. In ogni caso, ulteriori prove della nostra esistenza giungeranno nei giorni successivi, alcune portate dai collaboratori di Electronic Intifada:

Asa Winstanley, Max Ajl e Jarid Malsin (giornalisti occidentali non mainstream e bloggers residenti a Gaza, dei quali mi fido personalmente) si dicono convinti che il manifesto sia autentico.

Qual è il nostro leitmotiv? Libertà. E, per questo, sappiamo che abbiamo bisogno che i palestinesi e i loro leaders politici si uniscano contro l’occupante sinoista. Ed è precisamente per questo che ci appelliamo all’azione. Ora. Non tra sei mesi, non tra un anno, non aspettiamo fino a che un altro massacro ci colpisca. Facciamo appello ai palestinesi perchè si uniscano e si organizzino in un efficiente movimento di protesta non violenta, di boicottaggio. Chiamiamo all’espropriazione e alle sanzioni contro “Israele”. Vogliamo di nuovo la nostra terra, il nostro diritto di muoverci, vogliamo poter scegliere di andare all’estero per avere una possibilità, come altre persone della nostra età, per avere un’educazione. Vogliamo poter commerciare liberamente con il mondo, avere un futuro ed essere motivati ad impegnarci per costruirlo. Ne abbiamo abbastanza di paura, terrore, miseria, sogni infranti, attacchi aerei, posti di blocco, lutti, violazioni di ogni singolo diritto umano che si suppone abbiamo.

Vogliamo tre cose. Vogliamo essere liberi. Vogliamo poter vivere una vita normale. Vogliamo pace. Chiediamo troppo? Siamo un movimento per la pace, formato da giovani di Gaza e dai loro sostenitori nel mondo, che non si fermeranno finchè la verità su Gaza non sarà conosciuta da ogni uomo sul globo in misura tale che non sarà accettato il tacito assenso, nè la rumorosa indifferenza nei confronti di quanto accade. E se dovessimo fallire, altri gruppi prenderanno il nostro posto, fino a che la nostra voce non possa essere ignorata oltre.



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